Dodici racconti al servizio della matematica

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Fabio Maiorino e Michele Marenco raccontano il loro libro Le Matetafore – Dodici racconti al servizio della matematica (Aughe Edizioni).

Pronti? Iniziamo!

Gli autori Fabio (a destra) e Michele (a sinistra)

Fabio Maiorino

Fabio Maiorino ha conseguito una Laurea in Tecniche Cinematografiche presso la New York University
di New York e un Master in Comunicazione presso l’Università C.E.L.S.A. – Sorbona di
Parigi. Ha studiato Fisica e Matematica all’Università La Sapienza di Roma. È divulgatore
Scientifico, conduttore TV della serie fEASYca in onda sulle reti RAI dal 2012 e
YouTuber sul canale fEASYca.

Michele Marenco

Fisico di formazione, insegnante di matematica e della fisica, Michele Marenco ha conseguito un master in
comunicazione della Scienza presso la SISSA di Trieste. Ha collaborato per anni con le
case editrici Mondadori e Zanichelli come autore nel settore dell’editoria scolastica. Ha
pubblicato con la casa editrice Sironi due saggi divulgativi su argomenti di fisica, La fisica
della domenica
(2011) e La fisica dei sensi (2015).

Le Matetafore – Dodici racconti al servizio della matematica

Come poter rendere alcuni concetti matematici più fruibili agli studenti ancora impegnati negli ultimi anni di scuola superiore?

Oppure, come offrire a un pubblico più vasto, che tali concetti ha incontrato tanti anni prima, magari solo nel loro aspetto puramente formale, una chiave interpretativa che possa farglieli riconsiderare sotto una prospettiva differente?

La risposta è: “bisogna umanizzarli”, renderli concreti, il più possibile vicini a problemi della vita ordinaria, in cui ognuno possa riconoscersi.

Su ogni argomento, uno per ogni mese dell’anno, si dipana una situazione metaforica da cui nasce la narrazione che spazia dal racconto breve alla sceneggiatura per un cortometraggio, dalla tragedia teatrale al monologo.

Bisogna umanizzarli

Le nostre domande

Perché raccontare la straordinarietà della matematica attraverso una raccolta di racconti?

Perché no? Ne sentivamo l’esigenza e… qualcuno doveva pur farlo. Anche se può sembrare strano, la matematica mi è sempre sembrata del tutto simile a un bel romanzo: è una grandiosa costruzione dell’intelletto e della creatività di molti autori costretti però a seguire delle regole molto rigorose. Più stringenti rispetto a quelle che un romanziere si deve pur dare mentre scrive. 

Perché nei racconti alterna sia personaggi/racconti già noti (es. Piccolo Principe o tragedia di Sofocle, …) a personaggi inventati e a circostanze di vita quotidiana (es. studenti del liceo, genitori, …)? 

Abbiamo voluto accostare ciascun argomento matematico, e dunque il nodo concettuale da sciogliere per comprenderlo, attraverso una metafora, a una situazione di vita reale che chiunque di noi, e quindi anche il personaggio di un racconto, si trova a dover affrontare.

In alcuni casi, ci è sembrato che la grande letteratura ci offrisse già su un piatto d’argento situazioni perfette per il nostro scopo, e allora le abbiamo usate, in altri casi abbiamo inventato noi gli scenari su cui dipanare i racconti.

Come nasce il libro? C’è stato/a un evento o una persona che vi ha influenzato? 

L’idea di scrivere un libro del genere è nata in me moltissimi anni fa, e scaturisce da un’esigenza che sperimento quotidianamente a scuola: tentare di fare capire il senso di quello che spiego.

Ma il libro non avrebbe mai visto la luce se non avessi  conosciuto Fabio e la sua spiccata vena divulgativa.

Fabio che di fronte a un cornetto e un cappuccino a un tavolino di un bar di Ventotene si esaltò sentendomi dire che ogni volta che riesco la matematica la racconto in questo modo, inventando metafore. E così, chiesta carta e penna al barista, abbiamo tirato giù anche noi il nostro ‘Manifesto di Ventotene’ per la metaforizzazione della matematica. 

Esistono delle criticità che volete sottolineare in merito all’insegnamento delle discipline matematiche nelle scuole superiori italiane? Come pensate che possano essere affrontate?

Nella scuola post DAD (anche se la DAD purtroppo c’è ancora), il vero problema, comune a tutte le discipline, è fare in modo che i ragazzi mantengano l’attenzione per un tempo superiore a poche manciate di secondi.

Di solito sono altrove, non riescono a concentrarsi, non riescono più a seguire un discorso se questo diventa un minimo più complesso.

È un problema epocale, che naturalmente si accentua con la matematica perché questa richiede dedizione, tempi di maturazione lenti, disponibilità a faticare e non a ritrovarsi la ‘pappa pronta’.

Eccezioni a parte, oggi un adolescente queste attitudini non le coltiva più.

A chi consigliate di leggere il libro?

Può essere letto da chiunque, perché è una raccolta di racconti, ma in particolare credo possa essere apprezzato dai ragazzi dell’ultimo anno delle superiori ancora occupati dallo studio della matematica e da tutti coloro che avendola subita tempo fa a scuola sono curiosi di riconsiderarne alcuni concetti sotto una luce nuova, diversa da quella che avevano allora.

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